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"Autopresentazione" del Tarantini per invitare
ad una mostra sui 150 anni dell'Unità Italiana, curata dalla sezione locale
di Storia Patria
Caro Concittadino/a
Ti invito a visitare questa mostra che parla dell’Unità d’Italia e dei
sacrifici che sono stati necessari per giungere ad essa.
Unità voluta e preparata dalle menti più illuminate di un popolo intero,
protagonisti insieme ai personaggi più illustri e celebrati, ma non meno
utili alla causa anche se spesso caduti nell’oblio della memoria o celebrati
solo da qualche strada che porta il nostro nome.
Chi sono ? e perché ti parlo ?
Mi presento: sono Leopoldo Tarantini, si quello della strada qui fuori, dove
si affaccia questo ex convento !
Sono nato qui, in questo edificio sede del mandamento giudiziario,
esattamente 200 anni fa il 26 maggio 1811. Figlio del Giudice di Pace
Gaetano Tarantini, da Corato, e di sua moglie Serafina Longo, rutiglianese.
Vorrai sapere come ho contribuito all’Unità d’Italia ?
Ho avuto la fortuna di studiare a Napoli (dopo Trani e Bari) per diventare
avvocato, come un po’ tutti in famiglia veramente, e di conoscere i
protagonisti della vita culturale di quella nostra capitale.
Pensa che a 22 anni ero già iscritto all’Albo degli Avvocati di Napoli, ma
la mia passione più grande e nobile è stata la poesia. Così nel 1833, fondai
il giornale l’Omnibus, cinque anni dopo il "Salvator Rosa", rivista
artistica, scientifica e letteraria, e poi nel 1839 "L’eco di Mergellina"
sul quale raccolsi i miei Canti.
Le poesie divenenro parte di una "Raccolta" e di queste molte furono
musicate da Donizetti, Mercadante, Florimo, Pacini, De Giosa, Lillo… ma non
mi limitai a questo giungendo anche a scrivere molti libretti d’opera;
esecuzioni ancor oggi incise ed ascoltabili.
Sono stato Soprintendente al Teatro San Carlo, ed ho seguito nel 1844
l’ammodernamento del teatro, a cui il recente restauro ha fatto riferimento,
e lì ho stretto amicizia, ad esempio, con Gaetano Donizetti che in quegli
anni ne fu il direttore artistico.
Dopo questo periodo intensissimo, pur non lasciando mai definitivamente
l’arte melodrammatica, rivolsi il mio impegno verso la politica, divenni
prima consigliere comunale di Napoli e, nel 1848, venni eletto deputato al
Parlamento napoletano, in seno al quale fui nominato Segretario del
Parlamento e delegato alla Commissione per la verifica dei poteri. Proprio
"29 gennaio", data di concessione della costituzione, s’intitolava l’inno a
Ferdinando II° musicato da Carlo Conti a cui prestai i miei versi, in forma
di tarantella che ebbe grande successo.
Le cose però, come sapete, non andarono per il verso giusto e nel periodo
della reazione borbonica, il 15 maggio 1848, dovetti sottrarre, assieme al
presidente Domenico Capitelli, molti dei documenti che avrebbero compromesso
onesti cittadini e patrioti.
Fui processato è vero, ma venni assolto rendendo un’unica dichiarazione
all’interrogatorio: "un deputato non risponde che innanzi al Senato
costituito in Alta Corte di Giustizia".
Dopo il processo, dal quale uscìi grazie al mio prestigio personale, fui
molto osteggiato e mi dedicai sempre più alla vita forense, curando la prima
edizione italiana dell’opera francese "Teorica del codice penale" (Napoli
1853-56) ; le mie arringhe, intanto, acquisirono una tale fama da essere
additati quali modelli, e poi pubblicate postume.
Anche il grande letterato Francesco De Sanctis, amico dai tempi del 1848 e
collega nel parlamento italiano, parlò di me nelle sue "Lezioni di
Letteratura".
Riconquistata una certa fiducia da parte del nuovo Re di Napoli, nel 1860,
feci parte della Commissione istituita da Francesco II° per la libertà di
stampa; e fui nominato da quell’anno, e fino al 1865, Capitano della Guardia
Nazionale.
Ricordo ancora l’emozione, era il 7 settembre 1860, quando accolsi Giuseppe
Garibaldi, così come partecipai all’entrata trinfale del nuovo Re Vittorio
Emanuele II°, componendo i versi di una canzone messa in musica da Saverio
Mercadante, all’epoca direttore del Conservatorio di Napoli.
In quegli anni mi fu affidato nuovamente l’incarico di Amministratore del
Teatro San Carlo ed ottenni la promessa, da Giuseppe Verdi, di venire a
rappresentare l’opera "Il ballo in maschera", dopo che la prima era saltata
nel 1859 a causa della censura borbonica. Ma non fu possibile tanto che nel
maggio 1861 mi inviò una lettera di rammarico, lettera che acquistata da
Bassolino nel 2009 è stata donata al Teatro.
Fui tra i fondatori nel 1867, lo ricordo ancora, con Enrico Pessina, Nicola
Amore e Francescantonio Casella, della Camera Penale degli Avvocati di
Napoli.
A sessantaquattro anni (1875), in un periodo ormai dedicato completamente
alla vita forense e alla politica fui eletto al Parlamento italiano,
parlando parecchie volte su molte questioni, soprattutto giuridiche, e
sedendo membro di varie Giunte e Commissioni.
L’impegno patriottico e la lealtà istituzionale mi videro protagonista, nel
1862, nella difesa degli accusati della cosiddetta "Setta dell’Unità
italiana", difesi gli imputati di cospirazione politica nel processo che
inaugurò la Corte di Assise di Napoli.
Ma l’impegno legale più famoso è stato quello legato alla difesa d’ufficio
di Giovanni Passanante, l’anarchico che attentò al Re Umberto I°, mentre con
la moglie e col figlio faceva il suo ingresso trinofale in Napoli il 17
novembre 1878. Sulla vicenda dell’anarchico Passannante, segno della
insoddisfazione delle classi più povere, è stato girato di recente un film e
dedicato un museo a Savoia di Lucania (PZ).
Come tanti amici e patrioti dell’epoca, anch’io ho lasciato questa terra con
la consapevolezza di aver dato il mio onesto ed appassionato contributo
all’Unità d’Italia !
Quel giorno, il 9 maggio 1882, a Napoli si sospesero le udienze, il
cordoglio fu immenso e ne parlarono tutti i giornali d’Italia; il 16
settembre di quello stesso anno nella chiesa di San Domenico, questa qui a
fianco, si tennero i miei Solenni Funerali. I luoghi fondamentali della mia
vita terrena mi hanno dedicate delle vie: a Rutigliano come a Napoli, Corato
e Trani.
Mi farebbe piacere che voi concittadini poteste riascoltare quelle
composizioni musicali da camera che, tanto piacquero all’epoca, e sempre più
si vanno riscoprendo ed in cui vi è il segno della mia passione e poesia.
L’otto gennaio 1947 Giovanni Porzio, Presidente del Consiglio dell’ordine
degli Avvocati di Napoli, scopriva il busto a me dedicato nel Salone di
Castel Capuano, insieme alle effigi marmoree dei più insigni giureconsulti
del Foro partenopeo che illustrarono nel tempo la vita giuridica del nostro
paese, magnificando, con la loro opera, gli ideali e la missione sociale
dell’avvocatura.
A proposito, guarda in alto … ti sto osservando !
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