Archivio Biblioteca Museo Capitolare di Rutigliano

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LABORATORIO  DIGITALE


L'Archivio si è recentemente dotato di un avanzato laboratorio di riproduzione digitale che sta procedendo alla completa digitalizzazione del materiale conservato dall'Ente allo scopo di meglio conservarlo e proteggerlo.

Tale operazione permetterà, inoltre, di rendere più facilmente fruibile l'intero patrimonio documentale.

Si eseguono campagne di digitalizzazione anche per conto di altri Enti e/o Privati.

Grazie al nostro progetto, denominato ASGOT, quasi 50.000 immagini saranno a disposizione di cittadini e studiosi.
L’acquisto dell’attrezzatura è stato fatto in funzione del patrimonio documentario da acquisire e della dimensione media dei documenti oggetto di ripresa.
Nel nostro caso avendo stabilito che la densità di ripresa più opportuna fosse quella di 400 dpi, l’area massima di scansione in rapporto al formato dei registri da fotografare, considerando anche gli spazi di contorno, ha fatto decidere per la fotocamera Canon EOS 550D con 18 Mp di risoluzione ed un sensore APS-C.
In alternativa alla macchina fotografica è stato acquistato uno scanner di grande formato (oltre A/3) per fogli che andassero oltre la dimensione massina consentita dal sensore della EOS 550D, senza scendere nella qualità e densità fotografica.
É uno scanner specifico per libri e volumi rilegati che consente un margine di ripresa di 2 mm e quindi di non dover forzare il libro aperto, consentendo una più attenta salvaguardia delle rilegature antiche. 
Si è messa a punto una struttura di ripresa, sintetizzata nello schema qui sotto, adoperando illuminatori alogeni con la massima fedeltà e resa cromatica di luce, ma a bassa intensità per non rovinare i documenti durante la ripresa. Si è sfruttata una utile funzione dell’apparecchio di ripresa in grado di scegliere in automatico la profondità di campo in modo da tenere nitido il campo di lettura pur in presenza di increspamento della carta.

Nel casi più gravi si è proceduto con un cristallo ad alta trasparenza che schiacciasse la pagina.
Il primo scatto fotografico è stato effettuato in formato .raw nativo della macchina, quasi un negativo privo di qualsiasi elaborazione e compressione. Si può vede in alto, la stessa ripresa messa a confronto, con le impostazioni di partenza e poi con la prima restituzione di migliorata leggibilità.
Si è inoltre utilizzato un cartoncino di fondo di colore scuro (nero o marrone) che, in accordo con il colore degli inchiostri, attenuasse la trasparenza della carta per migliorare ulteriormente la leggibilità del documento; tale sistema permette inoltre di evidenziare il contorno del foglio e definire eventuali lacune cartacee.
Tale immagine “grezza” occupa uno spazio enorme ma consente la produzione, anche in futuro, di immagini di varia natura e tipologia senza perdita di qualità. 

Dopo la ripresa fotografica si è proceduto alle fasi di verifica e di rinumerazione sequenziale delle immagini e, solo dopo, si è studiata l’esaltazione delle caratteristiche di leggibilità, agendo sul contrasto, la brillantezza, la saturazione del colore, etc...
Passo immediatamente successivo è stata la “marchiatura” di ogni singola immagine con un sistema di identificazione che ne ha garantito la impossibilità di confusione, questo nonostante ogni gruppo di immagini corrispondesse ad un volume specifico, ed il tutto è controllato attraverso un sistema di codici identificativi e, suddiviso in una gerarchia di directory e subdirectory.
La fascicolatura, dunque, è stata ottenuta con un software che produce file di formato .pdf ad alta risoluzione comodi da consultare per l’utenza, come ormai è divenuto d’uso nelle nostre quotidiane frequentazioni del mondo di internet. Con la veloce possibilità di andare subito all’indice e di là verificare la pagina di interesse e con pochi click raggiungerla, oltre alla possibilità di poter tenere aperti contemporaneamente più documenti e verificare identità di scritture, soggetti, etc... senza l’ingombro di tanti delicati originali da maneggiare.
Ulteriore passo in avanti è stata la scelta di convertire e fascicolare le immagini nel formato ultracompresso .djvu che separa le scritture in primo piano dal fondo, consentendo così la riduzione a circa un duecentesimo della memoria rispetto all’immagine di partenza, permettendo così di poter consultare e conservare l’intero lavoro (circa 50.000 immagini) su una banale chiavetta USB da 6 Gb.
Il formato permette una doppia personalizzazione, utile, attraverso ulteriori elaborazioni, alla messa a disposizione di tale materiale sulla rete web, ma ad oggi le problematiche relative alla privacy, alla modificabilità del dato, alla identità fra luogo e consultabilità, etc... non fa intravedere tale prospettiva come immediata.
Il percorso di “produzione” dell’immagine consta di oltre 20 passaggi e dell’utilizzo di almeno 8 programmi software diversi che oltre a rielaborare le immagini ne consentono la verifica, la rinumerazione, la fascicolatura, la visualizzazione, etc...
I vantaggi sono indubbi e vanno dalla maggiore facilità di consultazione, alla migliore conservazione dei documenti originali, da consultare solo in caso di vera necessità per problemi inerenti le rilegature, le scritture troppo deteriorate o blande, etc...

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